Io speriamo che a Quarto Oggiaro…

da Informatutto n°34 del 20 settembre 2008

“Errare è umano. Perseverare è diabolico.”
A quanto pare Quarto Oggiaro è diabolico. Sì, perché lo si sente spesso negli episodi di cronaca, è recidivo a comparire tra le pagine dei rotocalchi, a discapito degli altri quartieri di Milano che faticano a ritagliarsi un posto tra gli articoli sullo spaccio, la malavita, la criminalità.
Curioso… avete mai notato che i crimini avvengono in località non ben definite, come “a Est di Milano”… “nel pieno centro di Milano”… o “a Quarto Oggiaro”…?
Eh, già, la stampa sottolinea il nostro nome, insiste nel buttar fango sulla già nera fama del nostro quartiere, perché fa notizia; alla gente interessa sapere cosa avviene nel “Bronx” di Milano, ne è affascinata.
E questo si ripercuote su di noi, che veniamo etichettati dalla gente. Razzismo e xenofobia (siamo stranieri a Milano!) verso di noi, pregiudizi e luoghi comuni.
Se nel resto d’Italia le nonne sono donne affettuose che curano i nipoti, qui a Quarto gestiscono il racket della droga, come Anna Luciani, l’ormai famosa “Nonna cocaina”, che su onesto compenso calava dalla finestra di casa la cesta del pane con dentro le dosi di polvere bianca. Non esiste anche lo stereotipo del “quartoggiarese D.O.C.”? E’ rasato, tatuato, indossa Carl Kani, guida un Booster nero, spaccia, ruba e pesta, coadiuvato da caschi e catene.
Ora, di sicuro c’è un fondo di verità dietro tutto questo, non voglio negare che c’è un alto tasso di criminalità qui, ma non è vero che questa è la situazione di tutte le periferie? I crimini avvengono sempre e ovunque, e interessano tutte le fasce sociali e d’età, se nelle zone più “difficili” le percentuali aumentano, questo va ricercato nelle radici socio-economico-culturali delle dette zone.
È statistico, e abbastanza intuitivo, che laddove ci sono più povertà e condizioni meno agiate ci sia più criminalità. Ma ciò non vuol dire che bisogna discriminare il tutto per la parte. Bisogna prendere coscienza del fatto che non siamo tutti bulli o scippatori, non dobbiamo rassegnarci ad essere derelitti abbandonati al nostro destino; se noi il 26 giugno siamo stati svegliati dagli elicotteri della polizia, che ha messo dentro ventinove persone, lo dobbiamo ai residenti di via Pascarella che si sono resi disponibili alle Forze dell’Ordine lasciando loro usare le proprie abitazioni come punti d’osservazione per monitorare le azioni dei poi arrestati.
È stato incredibile esser stato etichettato dai miei compagni di classe, e aver faticato ad integrarmi, semplicemente perché sono di Quarto Oggiaro, o meglio, perché i media mi hanno dipinto ai loro occhi come “uno di Quarto Oggiaro”, e solo col tempo mi sono potuto guadagnare a loro fiducia, o almeno la loro simpatia.
Ma è giusto? È giusto essere i portabandiera della “Milanomale”? E’ giusto fungere da capro espiatorio per la stampa che mediante noi “martoriati” alimenta la fame di coloro che poi ci vedono come un mondo a parte, ci indicano, ci giudicano?
Io ritengo che dietro la nostra nomea di criminali (per carità, di criminali ne abbiamo, ma ce li hanno tutti) ci siano tante persone stufe di essere considerate tali, che su cinquantamila abitanti i più vorrebbero voltare pagina, rinascere e riscattarsi, ma non sono sufficienti i militari che presidiano la nostra zona affiancati dalla polizia, è necessaria la collaborazione tra gli abitanti, quel semplice, sano, umano e cristiano senso di reciproco aiuto insito nelle persone, il quale (ebbene sì!) anche noi di Quarto Oggiaro abbiamo.

Dario Bassi

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