Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la vostra forza – (ISAIA 30,15)

Il titolo di questo editoriale, tratto da un versetto del profeta Isaia, vuole essere un po’ il filo rosso che dovrà guidare il nostro cammino lungo questo nuovo anno pastorale.
La nostra vita quotidiana, anche nel cammino pastorale, sembra essere sempre più segnata dalla frenesia, dall’essere di corsa,dalla crescita dell’ansia e della preoccupazione per le tante cose da fare, dal bisogno di efficienza e di meticolosa programmazione.
La diminuzione delle risorse umane disponibili nel nostro contesto di avanzata scristianizzazione, ci sta portando a volere comunquemantenere in vita tutte le attività passate, molte delle quali hanno subito una contrazione numerica dei volontari accanto ad un aumentodell’utenza, con il risultato di una crescita della tensione anche nei rapporti interpersonali che non ci aiuta.
Il rischio concreto è che la ragione di essere di una comunità cristiana («da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» «gareggiate nello stimarvi a vicenda») sia offuscata e che assumiamo criteri di vita pastorale che ben poco c’entrano con quellievangelici. Il profeta Isaia ci invita alla calma ed alla conversione cioè a leggere la realtà con gli occhi di Dio, ad abbandonarci in modofiliale in Lui: Gesù è sempre con e questa deve essere la nostra certezza.
Qualificare la nostra relazione tra di noi, ridimensionare alcune attività parrocchiali senza troppi scrupoli e sensi di colpa, fare tre cose ma farle insieme e con gioia, perdonarci di più e criticarci dimeno, stimarci di più e “spettegolare” di meno alle spalle delle persone, fare le cose con meno ansia e più calma, conmeno tensione e più gioia, con un po’ più di sorriso e meno musi lunghi, con la scelta di puntare più sulle cose belle dellanostra comunità rispetto ai problemi che ci sono ed anche piuttosto seri (vorrei riuscire ad incontrare a livello personale piùspesso i preadolescenti, gli adolescenti ed i giovani perché solo dal contatto personale può nascere una domanda più seria sul cammino di fede che in loro mi pare piuttosto in “caduta libera” ed è per me fonte di parecchia preoccupazione nonostante gli sforzi immensifatti in questi anni da parte di tutti noi evangelizzatori; ma per fare questo occorre che il prete dell’oratorio sia sgravato di tante incombenze pratico-pratiche che, suo malgrado, deve ancora sbrigare lui).
Questo è l’intento per questo nuovo anno pastorale, nuovo anno che vede per la nostra comunità la rara fortuna di avere ancora tre preti di cui uno a tempo pieno per l’oratorio; ci auguriamo che di ciò si tenga conto poiché la cosa, vista la situazione numerica di congregazione, non era affatto scontata a riprova ancora unavolta della stima che la congregazione della Sacra Famiglia nutre verso la gente di S. Nazaro e Celso (per esempio: al posto di don Adriano che collaborava sia con don Stefano a S. Agnese sia con don Edy a Resurrezione attraverso la celebrazione di messe, funerali, confessioni, visite agli ammalati, benedizione delle famiglie, non è arrivato nessun anziano prete in sostituzione con un sovraccaricoulteriore di lavoro per i due parroci, che sono anche direttori dei rispettivi oratori, che non è difficile immaginare).

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